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Lavoratore colto da malore: che responsabilità ha il datore di lavoro?

Un datore di lavoro ha presentato ricorso per la sentenza di omicidio colposo formulata a suo carico dopo la morte di un suo dipendente colto da insufficienza cardiaca acuta mentre era impegnato nel trasporto di materiale all’interno di un cantiere edile.

L’autopsia sul lavoratore ha evidenziato una marcata arteriosclerosi occlusiva di tre vasi coronarici e, dal processo, è emerso che non era mai stata effettuata una verifica delle condizioni di attitudine allo svolgimento della specifica mansione (obbligatoria ai sensi di legge), che avrebbe potuto prevedere e prevenire l’incidente.

La corte di Cassazione ha quindi affermato che “la circostanza che il lavoratore possa trovarsi, in via contingente, in condizioni psico-fisiche tali da non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è evenienza prevedibile, che come tale non elide il nesso causale tra la condotta antidoverosa del datore di lavoro e l'infortunio”.

Il datore di lavoro avrebbe quindi dovuto sottoporre il lavoratore alle visite previste dalla normativa e specifiche per il rischio di mansione: avrebbe forse potuto salvargli la vita.